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Facciamo un passo indietro torniamo alla bellezza, torniamo alla riflessione, torniamo al pensiero.

Credo che la ripartenza economica, artistica e sociale “post covid” debba essere incentrata proprio su questo termine, la bellezza.

Una vera, anzi, una saggia fase 2, dovrebbe spazzare via insieme al coronavirus i tanti disastri architettonici, sociali, artistici che hanno martoriato i tessuti profondi delle nostre menti e delle nostre anime, creando un vero e proprio “lookdown” dello spirito, che quando smette di “studiare” il modo di elevarsi, resta irrimediabilmente fermo.

 

Dobbiamo puntare alla bellezza, non solo quella dei canoni classici o dei dettami vitruviani, ma bellezza intesa anche come attenzione, cura, passione, dedizione, studio, riflessione.

Puntare sulla bellezza può essere un sapiente strumento di ricrescita e rinascita, e NOI italici, siamo da sempre stati specialisti in questo, generatori di bellezza in tutti i campi del sapere.

 

Sul piano strettamente economico scommettere sulla bellezza, coincide con la realizzazione di un prodotto “sartoriale” , artigianale, durevole nel tempo, posizionandolo sul mercato in una fascia non alta ma “unica” e riconoscibile. Mi domando, quanto costa un abito di Valentino? o che valore ha un Barolo DOCG invecchiato 7 anni? e ancora, quanto amore c’è in una Ferrari? che percezione hanno questi prodotti sul mercato globale?

Stesso discorso vale per i mirabili architetti o artisti che hanno fatto della bellezza e dello studio l’unico motivo della loro esistenza, realizzando prodotti unici e ricordati nel tempo.

 

Sappiamo farlo, genomicamente sappiamo ASSOLUTAMENTE farlo, abbiamo il genoma della bellazza, se non altro perchè siamo figli di essa, abbiamo solo dimenticato di esserlo, puntando e scimmiottando il “fast”, figlio di altre culture che per numeri e tradizione, sono certamente più brave di noi nel realizzarlo.

Credo inoltre che il nostro pianeta non sia più capace di sopportare tutto questo assoluto e umiliante spreco di risorse che genera prodotti “fast” e di discutibile valore assoluto.

 

Se penso all’architettura “fast” mi vengono i brividi, “progetti virtuali”, come si può generare un’architettura saggia e allo stesso tempo veloce?

Come si può studiare, amare, riflettere o anche cambiare idea se tutto DEVE essere veloce?

Come si può concepire uno spazio senza sentirne il profumo o ascoltare la sua essenza?

Credo che “veloci” debbano essere gli atleti, non la società. Il mondo economico e soprattutto il mondo dell’arte ha assoluto bisogno di essere giudizievole, ponderato, per creare qualcosa di eterno di unico bisogna “imparare a ripensare il pensiero”, ogni linea, ogni materiale, deve essere trattato con assoluta “dignità” e occupare il suo posto nello spazio.

 

“Rallentare” non corrisponde a “diminuire” la crescita, ma solamente a rendere unico e bello un prodotto, aumentandone il suo valore materiale ed immateriale.

La mia generazione ha il dovere di puntare sul “made in Italy” e sul “made with wisdom” per non continuare a combattere una guerra impari che in questi anni ci ha visti sconfitti in partenza su più fronti.

Torniamo alla nostra grande storia, torniamo all’arte, al pensiero, puntiamo sulla sensibilità, alle eccellenze, all’intuito artistico e immateriale che ha fatto di noi, una piccola penisola nella “bacinella” del mediterraneo tra i posti più studiati al mondo.

 

Facciamo un passo indietro ritorniamo alla bellezza, ritorniamo alla riflessione, ritorniamo al pensiero.

 

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