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Antonio Di Maro Architetti ha sede a Napoli, ma opera in tutta Italia, è specializzato in progettazione architettonica nel settore residenziale, alberghiero e turistico ricettivo.

Tutto il team lavora in stretta collaborazione con i clienti, sviluppando in sinergia la parte architettonica e quella di interiors design, riuscendo così a combinare gli spazi, i materiali creando elementi su misura ad ogni esigenza.

Antonio Di Maro si laurea in architettura e approfondisce le tematiche della progettazione sostenibile e della stretta connessione tra architettura e natura. Nel 2011 comincia la sua carriera professionale di architetto come progettista presso la pubblica amministrazione, dove lavora su progetti pubblici di diversa natura.

Nel 2012 continua la ricerca sul tema del retrofit energetico e partecipa a diversi Workshop Internazionali di architettura in italia e in europa, collaborando con maestri dell’architettura moderna, come Juan Manuel Palerm SalazarMario CucinellaStudio OMAARUP ItaliaLuciano Pia.

Successivamente diventa socio attivo dell’INBAR (Istituto Nazionale di Bioarchitettura). Nel 2013 ha la possibilità di esprimersi su progetti di grossa entità tra cui la progettazione di un masterplan per lo sviluppo di una nuova porzione di citta ad Al-Maradi [IRAQ]. Nel 2014 consegue presso l’Università di Architettura di Napoli “Federico II” il Master di II livello sull’efficienza energetica del patrimonio immobiliare esistente.

Attualmente è un libero professionista e concentra la sua attività su progetti di varia natura, che spaziano dalla progettazione di interni alla progettazione a scala urbana. Mediante la spasmotica ricerca dell’essenzialità, realizzata attraverso la purezza delle linee e degli spazi, l’architettura è privata di ogni elemento superfluo, fino a concretizzarsi in macroelementi semplici, puntuali e distintivi.

Il “pensiero verde” e la natura sono gli elementi generatori del progetto, che si rivelano attraverso l’uso controllato della luce e la sperimentazione di nuovi materiali

Chiamaci per effettuare un preventivo, saremo lieti di aiutarti a trasformare i tuoi sogni in realtà.

PROGETTAZIONE DI INTERNI

Un interno splendidamente ridistribuito e decorato non solo migliora la funzionalità, ma crea uno stato d’animo o un sentimento, inoltre evidenzia la personalità della famiglia che abita la casa. Attenzione a questi tre ingredienti importanti – la funzionalitàl’atmosfera e la personalità – elementi che assicurano il successo della progettazione.

Prima dei lavori, è consigliabile passare un po’ di tempo a pensare al modo in cui la casa andrà vissuta. Consultare riviste e tirare fuori svariate idee è sicuramente un buon inizio. Raccogliere elementi che vi fanno sentire bene e studiare con attenzione i colori, le forme o gli accostamenti, è un ottimo punto di partenza per lo stato d’animo che si sta cercando di creare. Cominciamo con la funzionalità:

Funzionalità

Per una progettazione di interni come si deve, l’allestimento di uno spazio rappresenta molto di più che creare semplicemente un colpo d’occhio: Allestire uno spazio equivale a rendere una stanza realmente funzionale alle tue esigenze.

Ecco come è possibile farlo, elemento per elemento:

  • Il punto focale: A volte le camere dispongono di punti focali naturali (i punti focali sono quelli sui cui si concentra la vista entrando nell’ambiente) – un camino, una vetrata con vista, forse anche una libreria. Se la camera non dispone di un punto focale naturale, crearne uno con un elemento artistico o un tappeto colorato è una ottima idea.
  • I mobili: Stabilite se i mobili soddisfano le funzioni che avete pianificato per la camera. Se un pezzo non è funzionale, o se è troppo grande o troppo piccolo per le dimensioni della stanza, sbarazzarsi di esso o venderlo è un dovere, prima di pensare a qualcos’altro che può essere più appropriato.
  • L’illuminazione: l’illuminazione in un progetto di interni deve essere selezionata per le funzioni della camera, nonché per l’impatto visivo. Ogni ambiente richiederà sia la luce diretta di una lampada, sia di un’illuminazione indiretta che permette la conversazione o la visione di uno schermo televisivo. L’illuminazione d’accento – macchie colorate sul pavimento, faretti e luci disposte in modo mirato – migliora la consistenza, il colore e i dettagli della camera.
  • La disposizione dei mobili: La camera va disegnata su carta millimetrata. Prese elettriche e interruttori, prese d’aria, finestre e porte vanno ben misurate e segnate. Poi vanno misurati i mobili e inseriti all’interno della pianta. Generalmente, i mobili principali sono diretti verso il punto focale, mantenendo aperti i principali pattern di passaggio. E’ importante immaginare la stanza e riempire la pianta anche con pezzi che al momento non si hanno disponibili ma che si desidera comunque inserire. Vanno ben bilanciati inoltre gli oggetti alti con quelli bassi, quelli “pesanti” con quelli “leggeri”.

Atmosfera

Lo stato d’animo o “mood” di una stanza è creato dalla vostra scelta dei colori, dallo stile degli arredi, dalla quantità di texture e pattern scelti e dagli accessori. Dal momento che c’è così tanto a cui pensare quando si crea uno stato d’animo, stabilire un tema attraverso la selezione di un elemento di ispirazione può rendere questa parte di progettazione molto più divertente e interessante. Qui ci sono i fattori di cui tener conto quando si imposta un mood:

  • L’elemento di ispirazione: Il modo più semplice in assoluto per decorare è quello di iniziare con qualche fonte di ispirazione. Un cuscino decorativo, una sciarpa e persino una rivista sono buoni punti per iniziare. L’elemento d’ispirazione va selezionato con saggezza, e deve evocare buone sensazioni quando lo si guarda. E’ la base per la scelta del tema, dei colori, dei modelli e delle trame.
  • Tema: Dall’analisi dell’elemento di ispirazione va sviluppato un tema. Ad esempio, un cuscino ricamato con un disegno botanico su uno sfondo nero può ispirare un titolo come “giardino botanico.” Essere dettagliati con la selezione del tema supporterà il concepimento di nuove idee. Stampe botaniche, le pareti a strisce, colori verdi o floreali, mobili classici, legni scuri ed elementi neri si adattano tutti a questo particolare tema.
  • Spunti di colore: il colore deve sempre sostenere il tema. Molte volte, i colori che sono più appropriati si trovano nei modelli e nel design dell’elemento di ispirazione. In generale, è meglio scegliere tre colori in una stanza: un colore dominante, usato per le pareti, moquette e sfondi; un colore secondario, che si trova in tutta la stanza in tessuti e accessori; e un colore più vivace, usato con parsimonia per dare energia e vigore alla stanza.
  • Modelli: righe, quadretti, fiori et similia sono solo alcuni dei modelli da considerare per sostenere il tema. Va tutto bene se si seguono le seguenti regole:
  1. Mantenere lo stesso colore di sfondo.
  2. Assicurarsi che tutti i modelli condividono gli stessi colori.
  3. Variare la scala o le dimensioni dei modelli.
  • Trama: Oggetti troppo lisci e luccicanti o elementi troppo rustici diventano stancanti.
  • Mobili: Oltre ad essere funzionali, i mobili svolgono un ruolo importante nel sostenere il tema. Alcuni pezzi possono funzionare bene ma il loro stile o colore possono non essere adeguati. Se si tratta di elementi difficili da inserire, vanno rimossi dalla stanza.

Personalità

E’ arrivato il momento di mettere un tocco di personalità al vostro progetto di interni. Ecco alcune strategie:

  • Accessori: Immagini, vasi, cuscini e tappeti sono tutte parti integranti di un grande piano di design. In generale, dovrebbero sostenere il tema, ma in questo caso è consentita una maggiore flessibilità; una cornice antica potrebbe aggiungere qualcosa persino ad una camera contemporanea. Gli accessori si trovano su pareti, mensole, mobili, tavoli e pavimenti; possono essere dipinti, ma anche fotografie o cuscini.
  • Stravaganza: Essa è opzionale all’interno di uno schema di design, ma può contrastare la sterilità che potrebbe essere stata creata seguendo rigorosamente tutte le direttive.
  • L’imprevisto: Non è obbligatorio essere stravaganti; si può essere semplicemente inserire qualcosa di inaspettato in una stanza, come un soffitto dipinto con colori vivaci.

Architettura Sostenibile

L’inquinamento, lo sfruttamento delle risorse eccessivo e lo spreco delle risorse sono argomenti ampiamente dibattuti  ma cosa vuol dire trasferire questi concetti all’architettura e alla progettazione? In generale potremmo dire che l’architettura sostenibile o “green building” progetta e costruisce edifici in grado di limitare gli impatti nell’ambiente

Una norma tecnica, la ISO 15392, rappresenta la sostenibilità come equilibrio tra l’ambiente, la società e l’economia ovvero comprendendone questi tre ambiti in una convivenza armonica e fruttuosa. La sostenibilità ambientale è intesa come la capacità di impiegare e sfruttare ciò che ci offre l’ambiente garantendo qualità e riproducibilità delle risorse naturali.

Saper effettuare una progettazione in grado di soddisfare al meglio le richieste dei committenti senza però dimenticarsi della necessità di non stravolgere i ritmi e le risorse naturali, senza portare danni agli altri e cercando di inserirsi in modo armonioso nel contesto. Per fare ciò occorre prevedere alcune mosse già in fase di progettazione collaborando con i diversi professionisti, il committente e le ditte fornitrici.

Anche se nuove tecnologie sono in continua evoluzione per integrare le attuali pratiche nella creazione di strutture verdi, l’obiettivo comune dell’architettura sostenibile è quello di ridurre l’impatto complessivo della edificazione sulla salute umana e sull’ambiente naturale attraverso:

  • L’utilizzo efficiente di energia, acqua e altre risorse
  • Protezione della salute degli occupanti e miglioramento della produttività dei dipendenti
  • Riduzione dei rifiuti, dell’inquinamento e del degrado ambientale.

Un concetto simile è la costruzione naturale, che di solito è fatta su scala minore e tende a concentrarsi sull’uso di materiali naturali che sono disponibili a livello locale. Altri argomenti correlati comprendono la progettazione sostenibile e la bioarchitettura. La sostenibilità può essere definita come il soddisfacimento dei bisogni delle generazioni presenti senza compromettere la capacità delle generazioni future di soddisfare i propri.  Anche se alcuni programmi di bioedilizia non affrontano la questione del retrofitting di edifici esistenti, altri lo fanno, in particolare attraverso regimi pubblici per lavori di ristrutturazione ad alta efficienza energetica. I principi del green building possono essere facilmente applicati sia ai lavoro di retrofitting sia alle nuove costruzioni.

L’efficienza energetica

Gli edifici verdi spesso includono misure per ridurre il consumo di energia – sia l’energia incorporata necessaria per l’estrazione, il processamento, iltrasporto e l’installazione dei materiali da costruzione e sia l’energia per fornire servizi come il riscaldamento e l’alimentazione degli apparecchi.

Per ridurre il consumo energetico di funzionamento, i progettisti usano particolari metodi che riducono perdite d’aria attraverso l’involucro edilizio (la barriera tra spazio condizionato e non condizionato). Essi prevedono inoltre finestre ad alte prestazioni e metodologie tecniche di isolamento supplementare per pareti, soffitti e pavimenti. Un’altra strategia, la progettazione solare passiva  , è spesso implementata nelle case a basso consumo energetico. I progettisti orientano le finestre, gli spazi, i tetti in modo da ricevere più calore solare in inverno e respingere al massimo il sole estivo. Inoltre, un posizionamento efficace fa aumentare la luce diurna e riduce la necessità di illuminazione elettrica durante il giorno. Il riscaldamento solare inoltre riduce ulteriormente i costi energetici.

Architettura Sostenibile Napoli

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Cos’è la Neuroarchitettura?

Cos’è la Neuroarchitettura?

Le Neuroscienze applicate all’architettura

  • In che modo il nostro cervello risponde agli stimoli provenienti dall’ambiente esterno?
  • Quanto una buona progettazione contribuisce al benessere psicofisico dell’individuo?
  • Può un architetto progettare spazi che diano benessere, che aumentino la capacità di concentrazione, che aiutino la guarigione o che siano formativi?

La risposta è SI, ma partiamo dal principio, andiamo ad analizzare cos’è la “neuroscienza cognitiva”, e come questa disciplina scientifica può essere utilizzata dai progettisti.

Le neuroscienza cognitiva è una disciplina scientifica nata agli inizi degli anni 80’ quando, in seguito allo sviluppo di una serie di tecniche volte a visualizzare il funzionamento della corteccia e dei nuclei cerebrali, si chiarì come il cervello rende possibile la cognizione e, più in generale, come funziona la mente in rapporto ad attività quali la memoria, l’apprendimento, l’emozione, i processi inconsci.

Data la definizione, abbiamo capito che la nostra mente è oggetto di studio e di analisi approfondite. Il cervello risponde agli stimoli esterni con meticoloso giudizio e attiva apposite cellule per ognuno di essi. Inoltre per ogni stimolo proveniente dell’ambiente esterno il cervello crea una mixité di impulsi che provengono dai ricordi, dai sensi percettivi (compreso il sesto!), dalla memoria a breve termine etc..

La cappella nel bosco di Thorncrown di Fay Jones, i Arkansas, Stati Uniti

Da sempre i grandi architetti, hanno realizzato spazi, manufatti, città solo affidandosi ad una sensibilità progettuale molto alta. Se solo analizziamo i numerosi studi fatti da uomini di spicco del passato (dall’antico egitto, passando per il rinascimento, fino ai giorni nostri), vediamo che l’uomo mostra un attaccamento viscerale alla natura. La mente dei grandi maestri del passato si è sempre rifatta alle forme della natura, alla sua divina proporzione o alla sua modularità (vedi la sequenza divina o meglio conosciuta come sezione aurea). Gli esempi sono svariati e di grande notorietà, basti pensare a Leonardo da Vinci con il suo magistrale “uomo vitruviano” disegna le proporzioni ideali del corpo umano, raccontate da Vitruvio nel “de architettura” o ai maestri dei giorni nostri come Le Courbusier, che riprende il tema pensando ad un’architettura a misura d’uomo con “le Modulor”.

Ecco, partendo da questi magistrali esempi di “fare architettura”, la neuroscienza viene incontro all’architettura cercando di spiegare i motivi alla base di ogni tipo di impulso che la mente riceve e poi metabolizza. Sia chiaro, “la spiritualità progettuale” resta unica di ogni individuo.

La fusione quindi di due discipline come la neuroscienza e l’architettura, determinano la Neuroarchitettura. La neuroarchitettura è una disciplina che cerca di esplorare a fondo il rapporto tra le neuroscienze e di tutte le altre strutture artificiali che compongono un ambiente creato artificialmente dall’uomo. Più specificamente, la Neuroarchitettura studia il livello di risposta psicologica umana ai componenti che costituiscono questo tipo di ambienti. L’obiettivo di fondo è quello di valutare l’impatto che le varie strutture hanno sul sistema nervoso umano e sul cervello. La neuroscienza studia l’interazione tra i vari fattori intrinsechi ed estrinsechi che interagiscono con il nostro sistema nervoso centrale. Nell’approccio con questa scienza, i ricercatori prendono in considerazione una serie di elementi diversi, quali la genetica, lo sviluppo fisico ed emotivo, la farmacologia , l’evoluzione, e le patologie del sistema nervoso.

In foto una delle suite dello Chez Anna

La Neuroarchitettura si basa sulla premessa che gli elementi artificiali aggiunti dall’umanità hanno un impatto significativo sulla funzionalità del cervello e del sistema nervoso. In alcuni casi, l’impatto può essere utile in senso positivo, mentre in altre situazioni la forma e struttura dell’edificio possono creare una reazione negativa a livelli diversi. Resta inteso che l’impatto non può essere visibile in modo immediato, e potrebbe più verosimilmente effettuare modifiche alle funzioni del sistema nervoso nell’arco di un periodo prolungato di tempo.

Se uno stimolo visivo infatti contiene un grosso range di informazioni esso dovrebbe determinare una attività neuronale nelle aree di associazione:

  1. Produzione di endorfina e incremento dello stimolo dei recettori cerebrali multi-oppiacei (i recettori delle endorfine), con generazione di una sensazione di piacere (ricompensa).
  2. Lo stesso stimolo se ripetuto provoca l’attivazione di meno recettori oppiacei quindi una sensazione di piacere di minore intensità.

C’è infatti una regione nel nostro mesencefalo chiamata substantia nigra; Questa è essenzialmente il maggiore “Centro di novità” del cervello, una struttura che risponde agli stimoli visivi nuovi. La substantia nigra  è strettamente legata alle aree del cervello chiamate ippocampo e amigdala, i quali giocano grandi ruoli fondamentali nell’apprendimento e nella memoria. L’ippocampo confronta gli stimoli con le memorie registrate, mentre l’amigdala reagisce agli stimoli emotivi e rafforza i ricordi associati a lungo termine. E’ chiaro che uno stimolo che attiva più aree cerebrali assocerà a quella vista un ricordo positivo e una sensazione di benessere. Nella figura in basso si vedono chiaramente le zone di “piacere” attivate dopo uno stimolo sensoriale visivo.

Una delle principali organizzazioni coinvolte nello studio del neuroarchitecture èl’Accademia di Neuroscienze per l’ArchitetturaL’ANFA mira a promuovere lo studio del rapporto tra gli edifici e il corpo umano. In funzione dal 1980, incoraggia attivamente la ricerca degli studiosi che utilizzano la neuroscienza nell’approfondire  l’impatto che gli elementi costruiti dall’uomo hanno sulle funzioni del sistema nervoso e che tipo di attività cerebrale si verifica come risultato della stimolazione dei sensi.

La Bioarchitettura

La bioarchitettura, secondo la definizione di Ugo Sasso, padre della Bioarchitettura italiana e dell’Istituto Nazionale di Bioarchitettura (INBAR) 1992, è l’insieme delle discipline che presuppongono un atteggiamento ecologicamente corretto nei confronti dell’ecosistema.

Erroneamente in genere si intende la bioarchitettura come quella pratica che prevede solamente la costruzione di case ed edifici che sfruttino parte dell’energia prodotta da fonti rinnovabili.

Che cos’è la Bioarchitettura

La bioarchitettura è una pratica architettonica rispettosa dei principi della sostenibilità, ha l’obiettivo di instaurare un rapporto equilibrato tra l’ambiente ed il costruito, soddisfacendo i bisogni delle attuali generazioni senza compromettere, con il consumo indiscriminato delle risorse, quello delle generazioni future; fondamentalmente tende a integrare le attività dell’uomo alle preesistenze ambientali ed ai fenomeni naturali. La bioarchitettura è spesso collegata con la bioedilizia e l’architettura ecosostenibile; si indica in questo senso la modalità di progettare, costruire e gestire un edificio in modo da essere in linea con i principi della sostenibilità ambientale, riducendo gli impatti negativi sull’ambiente. Gli edifici progettati secondo i dettami della Bioedilizia, o Green Building, fanno uso di fonti di energia rinnovabili per il riscaldamento e il raffreddamento come l’energia solare per l’acqua calda, il fotovoltaico, le biomasse ed il geotermico.

Un grande passo avanti nelle sperimentazioni è stata la valorizzazione di una serie di principi fondamentali come:

  • l’ombreggiamento,
  • la ventilazione naturale,
  • l’isolamento termico,
  • il raffrescamento naturale,
  • la deumidificazione,
  • la protezione dalle precipitazioni,
  • la riduzione delle dispersioni termiche,
  • l’illuminamento naturale,
  • la captazione solare,

Ciò avviene recuperando anche soluzioni architettoniche millenarie nate dall’adattamento ambientale delle più diverse etnie.

La bioarchitettura non è una semplice sommatoria di specifiche discipline e tecnologie verdi, ma rappresenta piuttosto una visione olistica dell’architettura che obbliga al confronto con le specifiche realtà locali, al fine di guardare con rinnovata sensibilità la continuità con la storia, le tradizioni, il paesaggio e privilegiare l’eco-sostenibilità e la bio-compatibilità.

I principi della Bioarchitettura o Architettura Ecosostenibile

I fattori da considerare ai fini di una progettazione “sostenibile” :

  1. Rapporto Edificio-Ambiente:

Non si può costruire un edificio non considerando ciò che lo circonda ossia il contesto in cui esso si trova;

  1. Le Preesistenze:

Gli elementi o i manufatti preesistenti sono impossibili da ignorare, l’ombra che generano sul nascituro edificio potrebbe essere letale in inverno quando si ricerca il guadagno solare e l’illuminazione naturale. La relazione tra manufatto nascituro e la preesistenza vale anche per la condizione estiva;

  1. L’orientamento:

Risulta fondamentale pensare con cura alla disposizione dell’edificio rispetto alle relazione “nord-sud”, per poter avere un soleggiamento corretto. Inoltre la relazione “nord-sud” influisce sulla capacità di raffrescare gli ambienti interni sfruttando la ventilazione naturale dettata dai venti prevalenti.

  1. Disposizione degli ambienti:

E’ opportuno disporre gli ambienti di servizio a nord e quelli più utilizzati durante la giornata a sud;

  1. Materiali:

Bisognerebbe utilizzare materiali naturali, riciclati e riciclabili, seguendo le logiche leed;

  1. Schermi solari:

Per difendere l’abitazione dai raggi solari, che aumentano significativamente il carico termico estivo, è bene predisporre dei semplici sistemi per la protezione dal sole.

  1. Tecnologie per il risparmio Energetico:

Qualora tutte le soluzioni di climatizzazione passiva non bastassero, si potrebbe integrare nell’edificio soluzioni di produzione di energia rinnovabile, un impianto fotovoltaico, eolico, di biogas o geotermico.

Le soluzioni descritte vogliono solo essere degli input utili a dare un’infarinatura di base alla disciplina, per chi volesse cercare altre informazioni, esistono online numerosi ebook sulla bioarchitettura.

Industrial Design

Il design industriale è un processo di progettazione applicato a tutti quegli elementi che devono essere realizzati attraverso tecniche di produzione di massa. La  caratteristica fondamentale è che il design è separato dalla produzione: l’atto creativo di determinare e definire la forma di un prodotto si svolge in anticipo rispetto all’atto fisico di realizzare un prodotto, che consiste principalmente in una replica in grande scala, spesso automatizzata. Questo distingue il design industriale dal design artigianale, in cui la forma e l’aspetto del prodotto sono determinati dall’artigiano al momento della sua creazione.

Tutti i prodotti industriali sono il risultato di un processo di progettazione, ma la natura di questo processo può assumere molte forme: può essere condotta da un individuo o da una team; si può enfatizzare una creatività di tipo intuitivo o prendere decisioni di design in base a calcoli scientifici ; e può essere influenzato da diversi fattori , come i materiali , i processi di produzione , la strategia di business e attitudini sociali, commerciali o estetiche. Il ruolo di un designer industriale è quello di creare ed eseguire soluzioni progettuali per questioni di forma, funzione, usabilità , ergonomia fisica , marketing, sviluppo del marchio, e vendite.

L’industrial design studia la funzione e la forma, e la connessione tra l’utente, il prodotto e l’ambiente circostante.

Anche se il processo di progettazione può essere considerato creativo, avvengono anche molti processi e calcoli analitici.

Gli industrial designers lavorano con diversi specialisti, come gli scienziati dei materiali, gli ingegneri, gli esperti di marketing, per creare nuovi prodotti. Spesso utilizzano software di design industriale 3D e programmi CAD e per poi passare dal concept alla produzione. 

I clienti si aspettano prodotti innovativi – indipendentemente dalla tecnologia, dalla piattaforma, o dal contesto. Anche le imprese hanno bisogno di garantire che i prodotti che intendono creare raggiungano obiettivi sempre più grandi.

Lo studio Antonio Di Maro si adopera per garantire oggetti di design ai proprio clienti, in grado di creare un legame emotivo fin dal primo utilizzo e infine raggiungere il loro intento strategico.

CONTATTACI

Via Giuseppe Martucci, 69 - 80121 - Napoli - IT

Tel : (+39) 081 7418421 | Mob: (+39) 3386510541

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